Questo libro è l'autoantologia in cui lo scrittore americano, prima di morire nel 1988, raccolse i suoi trentasette racconti migliori. Questa edizione presenta, finalmente in una nuova traduzione, molti classici carveriani come "Cattedrale", "Vitamine", "Di cosa parliamo quando parliamo d'amore"; e alcuni racconti che Carver volle proporre nella versione...
more Questo libro è l'autoantologia in cui lo scrittore americano, prima di morire nel 1988, raccolse i suoi trentasette racconti migliori. Questa edizione presenta, finalmente in una nuova traduzione, molti classici carveriani come "Cattedrale", "Vitamine", "Di cosa parliamo quando parliamo d'amore"; e alcuni racconti che Carver volle proporre nella versione originale, reintegrando i brani eliminati dagli editor.
Sono storie di uomini e donne comuni, di vite dolorosamente normali, storie senza suspence e senza colpi di scena, ma perennemente vibranti di tensione e commozione: la violenza, la disperazione, la solitudine, l'impotenza, la fine dell'amore, l'incomunicabilità, ma anche, a volte, la tenerezza, la condivisione e la pietà, vengono disegnate coi colori neutri e i tratti nitidissimi dei gesti apparentemente più banali, degli oggetti e dei luoghi della quotidianità. La scrittura, scarna, minimale, controllatissima, non offre distrazioni o trasfigurazioni, ci inchioda alle vite dei personaggi, e di quelle vite ci costringe a condividere la sofferenza senza pathos e con rare catarsi.
«Se siamo fortunati, non importa se scrittori o lettori, finiremo l'ultimo paio di righe di un racconto e ce ne resteremo seduti un momento o due in silenzio. Idealmente, ci metteremo a riflettere su quello che abbiamo appena scritto o letto; magari il nostro cuore e la nostra mente avranno fatto un piccolo passo in avanti rispetto a dove erano prima. La temperatura del nostro corpo sarà salita, o scesa, di un grado. Poi, dopo aver ripreso a respirare regolarmente, ci ricomporremo, non importa se scrittori o lettori, ci alzeremo, e, "creature di sangue e nervi", come dice un personaggio di Cechov, passeremo alla nostra prossima occupazione: la vita. Sempre la vita». (dalla prefazione di Raymond Carver)
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