In un Paese occupato da truppe straniere, due gemelli, Lucas e Klaus, scelgono due destini diversi: Lucas resta in patria, Klaus fugge nel mondo cd. libero. Si ritroveranno, costretti ad affrontare un Paese di macerie morali. La città di K è una città non identificata di uno stato non definito, colpito dalla guerra e dalla povertà e vicino a una zona “libera”, mai citata. Considerando le...
more In un Paese occupato da truppe straniere, due gemelli, Lucas e Klaus, scelgono due destini diversi: Lucas resta in patria, Klaus fugge nel mondo cd. libero. Si ritroveranno, costretti ad affrontare un Paese di macerie morali. La città di K è una città non identificata di uno stato non definito, colpito dalla guerra e dalla povertà e vicino a una zona “libera”, mai citata. Considerando le origini e la vita della Kristof, non è difficile immaginare che si tratti dell’Ungheria e dello scontro tra influenza sovietica e occidentale.
Da segnalare in particolare:
1) l’intelligente struttura narrativa della trilogia, che riporta gli stessi eventi, e spesso gli stessi personaggi, da angolazioni così diverse da lasciar sfuggire i parallelismi; nell’ultimo modulo, "La menzogna", si assiste ad un ribaltamento assoluto dei contenuti narrati in precedenza, che il lettore considera “il vero” (proprio perché la storia è ciò che si legge – ecco l’esemplificazione di come verità e menzogna possano essere un unicum, interconnesso e indistinguibile)
2) Uno stile essenziale, spogliato di tutto, dall’effetto disarmante, una scrittura da dentro la miseria, in cui l'estrema bestialità si alterna alla spontanea profondità umana, tracciando il ritratto perfetto del dualismo dell'essenza umana
3) La riflessione sull’accettazione rassegnata della vita e sulla condizione umana dell’”errare” (da un luogo all’altro, da un desiderio all’altro, da un’aspirazione a un’altra, e così via)
Quando "Il grande quaderno" (1° libro della trilogia) fu pubblicato in Francia (a metà degli anni Ottanta), la (fino ad allora) sconosciuta autrice ungherese incantò con il suo ritmo scarno, capace di guardare alle tragedie con serena disperazione e di tradurle con grandissima eleganza letteraria. Anche la scrittura rende questa storia emotivamente scioccante, e per questo non piacerà a chi dalla letteratura ricerca solo leggerezza: questo libro, per me, è intenso in modo sconcertante. Stupendo.
Cara signora Kristof: mi deve una notte insonne e diversi pensieri tormentati.
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